


Brez è situata su una specie di terrazza, che interrompe per un po' il pendio ripido del Monte Ozol, e che poi si trasforma in pendio ancora più; ripido verso la valle del Novella. Questa terrazza di qui si estende ancora verso sud, portando i paesi di Cloz, Romallo e Revo. n torrente prorompe da una stretta forra sotto Castelfondo, percorre sotto Brez una valletta verde e piana, nella quale trovano posto belle piantagioni di mele, per restringersi di nuovo, vicino a Dambel, in un burrone angusto tra pareti rocciose, prima di trovare l'uscita nella liberta dellago. A Brez si possono ammirare varie case di aspetto signorile, nonche la chiesetta ai Santi Fabiano e Sebastiano allato della strada, omata da affreschi purtroppo molto sbiaditi. Per meglio conoscere tutti questi paesi, che tocchiamo durante le nostre passeggiate, sarebbe consigliabile entrare qua e la nei vicoli ai lati della strada principale: vi si scoprirebbero molti angoli suggestivi. n nostro percorso segue per un chilometro circa la statale verso nord. Un po' dopo un caseificio una strada pill stretta si diparte in salita verso le campagne alla nostra sinistra. Purtroppo anche questa strada ora porta asfalto fino a Salobbi ed e percorribile con macchine ma scegliendo periodi dell' anno, dove i mezzi agricoli non sono pill attivi, la strada rimane abbastanza tranquilla. Dopo un incrocio ci teniamo a destra, passiamo dopo una lieve discesa una presa d'acqua e ricorninciamo a satire; la vista si fa sempre pill ampia e dopo neanche mezz'ora vediamo gia il tetto del grande casolare, chiamato "Maso Forcola". Qui infatti, su un vicino prato, si trovava il luogo del pubblico giudizio della giurisdizione di Castelfondo, con la sua forca. Unica consolazione per il povero impiccando era forse la vista magnifica su tutta l' ampia valle ma forse non era pill in vena di godersela! Salendo dopo il maso fra una vallett
a a sinistra e larghi prati a destra arriviamo su una selletta e ci troviamo davanti alle poche case di Salobbi. Ma prima di scendere al paese siamo intanto a circa 1000 metri d'altitudine non si dovrebbe tralasciare di get tar uno sguardo dall'alto di una collina alla nostra de stra: la vista di qui e veramente grandiosa, a cominciare da Castelfondo, adagiata con le sue frazioni alla montagna delle regole; pill in la Fondo e Malosco e pill in alto la catena che inizia con il Macaion, si continua attraverso il Penegal e il passo della Mendola nel Roen e fin gill alla Rocca Piana. Dappertutto paesi, boschi efrutteti nell' ampia conca della Val di N on. Ai nostri piedi in mezzo al bosco e al di la del burrone della Rabbiola sporge la rossa piramide del tetto della grande Torre del Castello di Castelfondo. Salobbi ci riceve con le sue case antiche e poderose, costruite in tempi, quando non si badava ne a cubature, ne a spigoli diritti e dove, per costruire i muri massicci si usavano blocchi enormi di pietra prima ancora che fossero inventate le pale delle ruspe. Subito a sinistra si pub vedere una di queste case: un muro sernicircolare circonda il posto dove fino a poco fa si trovava illettamaio, ed entrando nello spazio si scorge un pilastro enorme, che sembra dover sostenere Wtto il peso degli avvolti e della casa. La forza delle costruzioni sembra simbolo per la costanza delle generazioni che qui si sono avvicendate per secoli. Ma le varie ondate di emigrazioni durante il secolo scorso, dettate dalla miseria della locale popolazione, hanno contribuito allo spopolamento di molti di questi paesi pill piccoli. Meta preferita erano gli Stati Uniti e il Canada. Ancora dopo la seconda guerra mondiale a Toronto per un po' si trovavano pill abitanti del paese di Romallo, che non nel paese natio! Fino ad una ventina di anni fa li si incontravano questi "arnericani", seduti davan
ti alle loro case, con le loro camicie a quadrettoni e le cravatte di colori sgargianti, che invece del "si" usavano dire "jti". Oggi saranno morti tutti questi bravi uomini, che in tempi orarnai lontani con duro lavoro nelle miniere di Denver o nella "subway" di Nuova York racimolavano i loro "tolleri", per potersi poi godere una serena vecchiaia nel paese natio. Sulle pareti della chiesetta nella parte bassa del paese si scorgono ancora i resti sbiaditi di antichi affreschi, che fanno imrnaginare come in tempi passati questa chiesetta doveva costituire un vero gioiello. Sui prati, che oggi quasi esclusivarnente portano meli, una volta predominava il pero, della qualita "Spadone". Queste pere venivano esportate molto in Inghilterra, dove le usavano per la preparazione di frutta sciroppata. Per ritomare a Brez, vi sono due possibilita: o si segue la strada verso sinistra, che porta l'indicazione "Proves"; dopo qualche curva in salita si incontra nel bosco l' altra strada che porta poi, passando per le frazioni di Camalez e di Traversara, direttarnente a Brez. Ma essendo sempre asfaltata, questa strada, pur offrendo sempre una bella vista sulla valle, non sara poi molto gradita a chi va a piedi. Pill piacevole invece e seguire per un po' la strada che scende in direzione di Castelfondo; all' altezza di una segheria si diparte una stradetta di campagna verso destra, cioe in direzione sud. Alia fine di un frutteto un bosco sembra barrare la strada, ma poco prima la nostra strada descrive un angolo retto a sinistra e poi lo stesso verso destra, perdendosi quasi sul fondo erboso. Ma vicino al bosco le tracce della strada si fanno piu riconoscibili; si entra nel bosco su una strada infossata fra cigli coperti di erica. Dopo dieci minuti usciamo dal bosco sull' aperta campagna e ci troviamo davanti al grande edificio del "Maso Vigna", le cui imposte dipinte in rosso e bianco
n e tradiscono l' appartenenza al vicino Castello di Castelfondo. Il nome "Vigna" fa pensare ad una vigna o almeno una vite di casa, che qui a 1000 metri d' altitudine doveva costituire senz' altro una rarita. Poco sotto il maso, quasi coperte dal bosco, si nascondono le rovine rosse del Castel Vigna. Agli inizi del' 600 lo aveva fatto costruire Giovanni Cipriano Thun, forse per dimostrare a suo fratello Giorgio Sigismondo, padrone del castello avito vicino, di non essere di meno a lui. Essendo infatti vissuto sempre sul maso, la gente gli aveva dato il soprannome "el baron del mas". Poco dopo comunque la sorte gli sorrise: in Boemia, all' inizio della guerra dei trent'anni, l'usurpatore Federico del Palatinato e tutti i nobili boemi suoi seguaci, perdettero terra e castelli dopo la battaglia sul Monte Bianco. La loro proprieta fu poi offerta a condizioni favorevoli ai migliori offerenti, e fra questi appunto il nostro Cipriano, che divenne cosi capostipite di numerosi "Thun boemi". Castel Vigna doveva essere stato una residenza magnifica, a quanto ci viene tramandato; abbandonato ancora nel secolo scorso, cadde pero presto in rovina; a cio ha contribuito certamente il materiale di costruzione: le scaglie rosse, che dominano le formazioni geologiche del terreno circostante, non sono resistenti e facilmente si sbricciolano. Intanto il bosco dopo 400 anni si sta riguadagnando inesorabilmente le posizioni perdute, e gia oggi si fa fatica a riconoscere la planimetria dei locali sul terreno all' ombra dei pini. I due avvolti in cemento sono di costruzione recente e servono da magazzino fresco per la frutta. Subito al disotto del Castello decorre la strada statale Brez -Fondo. Dopo aver passato un ponte su una valletta, per non continuare sull' asfalto, si puo salire a destra Delle campagne e si trova una stradetta, che sbuca poi sul tratto, che abbiamo preso salendo da Brez.